Attendere o non attendere? Questo è il problema..
Wrestlemania è ancora il PPV più atteso dell’anno? Quanti di voi si saranno fatti questa domanda assistendo alla Road to Wrestlemania di questo 2010? Molti, forse troppi. Cosa è cambiato a Stamford rispetto a qualche anno fa? O siamo cambiati noi? Perché Wrestlemania resta il PPV più importante dell’anno ma sta perdendo la palma del più atteso?
Era in corso l’anno 2004. Per la precisione il mese di Febbraio. La Royal Rumble si era conclusa con la spettacolare vittoria di Chris Benoit e la pacifica alternanza tra RAW e Smackdown veniva interrotta dai continui capovolgimenti di fronte che portavano i rispettivi wrestler dello show rosso a disturbare lo show blu. La vittoria della rissa reale era il pass più ambito per accedere al main event di Mania e, proprio perché il più ambito, anche il più sognato dai wrestler che non necessariamente erano considerati di prima fascia.
La vittoria di Chris Benoit, con il numero uno, aveva avallato ancora di più la tesi che in WWE può accadere tutto. Di li a poco sarà nuovamente confermata grazie alla splendida vittoria di Eddie Guerrero su Brock Lesnar facendo diventare il wrestler messicano un vero e proprio mattatore nei suoi due ultimi anni (ahimè) di carriera. Dando uno sguardo più in basso si affacciavano alla ribalta per le prime volte John Cena (ancora rapper), invischiato in un un feud contro Big Show per il titolo degli Stati Uniti, Batista e Randy Orton, ancora uniti nel patto dell’Evolution con Triple H e Ric Flair, e Christian che si perderà di lì a poco, nonostante le grandissime qualità, restando in un limbo che ancora lo rinchiude.
Tutto bello, tutto divertente? No, non del tutto. Sicuramente più bello e più divertente di adesso. Guardando nel dettaglio sono cambiate poche cose eppure tutte maledettamente sostanziali a partire dal format dei PPV e dalla successione e composizione degli stessi. In quegli anni i PPV erano per lo più monobrand: ogni evento a pagamento, ad eccezione dei Big Four, era esclusivo del brand di RAW o di Smackdown con le rispettive storyline ed i rispettivi wrestler.
L’unione degli stessi, come avviene adesso, in un primo momento era stata acclamata come una grandissima mossa ma, a lungo andare, è riuscita solamente a svilire l’importanza che avevano i Big Four. La varietà di un PPV era determinata dalla importanza della storyline e dal microcosmo che ogni brand era riuscito a creare intorno a se rendendo di fatto RAW e Smackdown due federazioni concorrenti, due teste dello stesso corpo. Magari gli eventi potevano presentare alcune lacune dal punto di vista organizzativo: difficile fare 8 match di livello senza contarne 2 o 3 con lottatori e storie di secondo livello. Unendo tutto si è riusciti nell’impresa di creare eventi di livello solo nei primi quattro mesi dell’esperimento salvo poi tornare a portare i soliti 2 o 3 match inutili anche in PPV a brand uniti come accade adesso.
L’evento di un Survivor Series o di una Royal Rumble non era paragonabile adesso: sembrerà a molti un paradosso ma vedere quei lottatori tutti insieme solo per poche volte l’anno rendeva quegli eventi speciali. Veder lottare sia Kurt Angle che Eddie Guerriero, del roster di Smackdown, nella stessa serata con Triple H e Chris Benoit, del roster di RAW, era impagabile. Ripensandoci per molti di noi aspettare tutto quel tempo era sempre sinonimo di incazzature, adesso magari sarebbe una cosa salutare.
Un'altra variabile importantissima dei PPV è stata il nome degli stessi. Quando furono creati gli eventi a pagamento era in uso dare il nome all’evento in base al main event o al match cardine dello show che avrebbe portato gli spettatori a sborsare i propri soldi per guardarlo: In card era presente un Buried Alive match tra Undertaker e Mankind? L’evento chiamiamolo Buried Alive. Shawn Michaels e Diesel prima erano amici ed in seguito si sono scannati? Chiamiamolo Good Friends, Better Enemies. Dando uno sguardo più avanti potrei citare la creazione di New Year’s Revolution messo ad inizio anno per la struttura dell’Elimination Chamber.
Sempre nel 2004 si succedevano i vari Judgement Day, No Mercy, Backlash e chi più ne ha più ne metta. In quel periodo i nomi avevano perso la loro importanza iniziale, più di contorno che di effettiva importanza.
In ogni caso, importanza reale o no, erano le storilyne a dare un senso al nome ed alla composizione del PPV e non il contrario. Era il contenuto che faceva scegliere il recipiente e non il contrario come accade ed accadrà adesso. In questo 2010 da tre mesi ci avevano già annunciato che prima di Wrestlemania si sarebbe tenuto il PPV Elimination Chamber con il conseguente ragionamento di tutti che in quell’ evento ci sarebbe stato un Elimination Chamber match. E poco importa che magari i wrestler meritevoli a vincere il titolo sarebbero stati solo due o tre. In un modo o nell’altro ne sarebbero dovuti uscire sei. E WWE TLC? Cosa avrebbe potuto offrire se non match a stipulazione TLC o similia? Idem con patate per quel che riguarda il PPV Hell in a Cell.
Questo tipo di prodotto, che già in se per se poteva aprire una stortura con l’evento di Survivor Series caratterizzato da match a squadre, adesso è diventato una certezza, quasi un requiem infinito. A mio avviso una stortura cosi grossa che sta rischiando di rovinare tutta la bellezza e la sorpresa di uno show: come vedere un film e sapere già in anticipo che la scena finale si ambienterà necessariamente e senza appello in un determinato posto con determinate regole.
Wrestlemania, ancora scevra di questa futile caratterizzazione, riesce sempre a mantenere i suoi standard di sorpresa. Ma come ci si arriva? Come facciamo ad attendere una finale di Coppa del Mondo se tutte le eliminatorie hanno lasciato a desiderare?
Errore simile, ma probabilmente di portata ancora più grande, lo vediamo ogni lunedì sera ad ogni RAW nella figura del Guest Host. In pratica il suddetto Guest Host è un omuncolo che non ha mai avuto nulla a che fare con il wrestling, a parte rari casi, e che non sa cosa sia e come si svolga il wrestling nelle sue forme più elementari. Ovviamente il Guest Host, alla stregua dei PPV, viene annunciato con numerose settimane di distanza. La cosa ancora più miserabile e scandalosa è che i Guest Host dovrebbero influenzare l’andamento della puntata magari stipulando match o interagendo con i wrestler.
Insomma, analizzando quanto detto sopra possiamo dichiarare con certezza che la WWE ritiene i suoi fan deficienti o come minimo incapaci di seguire una storia, un racconto o una puntata senza che gli venga tracciato tutto il tragitto e tutte le tappe successive. Se prima la cattiveria e l’egoismo dei rispettivi Manager incanalava i diversi brand su determinate storyline, penso a Eric Bischoff a RAW o a Paul Heyman a Smackdown, adesso sapere tutto in anticipo è la regola. Mettere tutto a calendario e seguirlo con assoluta costanza è vitale se non imprescindibile.
Mentre prima RAW era riuscito a catalizzare fan grazie al caos ed alla scarica adrenalinica che riuscivano a portare Steve Austin e The Rock, dove personaggi di altissimo piano come Chris Jericho, Chris Benoit, Kane, Christian e Kurt Angle mettevano in risalto le loro qualità e dove si susseguivano eventi, udite udite, spesso banali ma mai annunciati e telefonati come ora adesso invece si preferisce sparare al vuoto ad intervalli regolari. Persino le vittorie a sorpresa di Rey Mysterio, Edge e John Cena hanno avuto una sorta di timer interno: tutti alla Royal Rumble, tutti a sorpresa, tutti a due anni di distanza. E se alla Rumble può sembrare una regola data dalla pura casualità al contrario la vittoria di Batista contro John Cena al PPV Elimination Chamber, proprio dopo la camera dell’eliminazione, ricorda molto la sorpresa di Edge vs John Cena nel 2006. Stesso evento con interpreti diversi. E stesso ritorno ciclico del medesimo trucco\sorpresa.
Non facendo i pedanti la cosa non sarebbe in se per se sbagliata. E’ noto a tutti che nel wrestling le storyline si assomigliano e spesso è solo la qualità degli interpreti a renderla speciale. Ma è questo tipo di sorpresa a scadenza quasi maniacale che fa sorprendere tutti. Ad un periodo di quiete abbastanza lungo, tra i due e tre mesi, si spara un colpo inaspettato da tutti o quasi tutti (la vittoria di batista, quella in precedenza di Cm Punk, quella di Edge del 2006, quella di Randy Orton a No Mercy nel 2007, quella di John Cena alla Rumble nel 2008) salvo poi tornare alla routine. Mentre prima era il climax della storyline che aumentava piano piano per implodere alla fine adesso assistiamo ad una costanza\conservazione della stessa storyline salvo esplodere e deflagrare senza nessuna consequenzialità. La sorpresa non è il coronamento di un duro lavoro, è l’urlo liberatorio di un lungo momento di inoperosità.
Insomma, Wrestlemania è sempre Wrestlemania, un po’ come Sanremo è sempre Sanremo. Ma quanto conta la qualità degli interpreti? E soprattutto quanto conta arrivare a Wrestlemania riuscendo a stupire i fan con storyline credibili quando si è in un periodo dove i migliori wrestler\cantanti sono quello che sono? La penuria di personaggi di spicco è evidente e spenderci altre righe sopra sarebbe come sparare sulla croce rossa. Ma oltre alla penuria di interpreti perché bisogna privarci anche della sorpresa che può avere un evento a pagamento? Perché non mi posso annoiare con un manager stronzo qualunque piuttosto che addormentarmi con un Guest Host che nemmeno conosco? Perché Perché Perchè?
Probabilmente nessuno mi darà risposta. Solo il tempo dirà se questa strategia sarà fallimentare, come è stata fallimentare fino ad adesso, o se era l’unica percorribile data l’impossibilità di intraprenderne una migliore.
Purtroppo sono riuscito a parlare di tutto tranne che del Grandaddy of Them All. Ma non me ne faccio una colpa. Probabilmente in me albergano sentimenti contrastanti per quel che riguarda l’operato adesso della WWE. Dall’altra parte la TNA, che non sta brillando sia chiaro, sta provando un minimo a creare storyline, a gettare delle basi, a stupire i fan seppur con errori e mosse madornali. Ma almeno errori dettati dal buon senso, errori di addetti ai lavori sempre in nome del wrestling e nel tentativo di creare un significato ed una consequenzialità agli eventi.
Bret Hart presto se ne andrà lasciando la sua vendetta una memorabilia che forse doveva accadere in momenti migliori, in condizioni fisiche migliori e che forse, forse, non sarebbe mai dovuta accadere. Sarebbe stato bello, anzi bellissimo pensare a tutto ed il contrario di tutto. A sognarci la vendetta tremendissima di Bret Hart magari ancora giovane, magari ancora incazzato. Perché spesso, come in un buon libro, è molto meglio immaginarlo il finale piuttosto che viverlo.